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Le politiche del Governo in favore delle giovani generazioni sono sostenute mediante le risorse del Fondo per le politiche giovanili istituito[1] al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e alla partecipazione inclusiva alla vita democratica e sociale. Il Fondo è destinato a finanziare azioni e progetti sia di rilevante interesse nazionale sia destinati al territorio. La ripartizione delle risorse disponibili tra la quota attribuita agli interventi nazionali e la quota destinata al territorio, a partire dal 2013, avviene  annualmente attraverso Intesa sancita tra il Dipartimento, le Regioni e le Province Autonome ed il sistema delle Autonomie locali, rappresentato dall’ANCI e dall’UPI. In attuazione dell’Intesa, l’Autorità politica delegata in materia adotta poi annualmente il decreto recante il riparto e la finalizzazione delle risorse del Fondo.

L’ammontare del Fondo nel periodo 2013-2018 è stato pari a 40,5 milioni di euro[2] circa (al netto delle riduzioni subìte per disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica); in particolare nel 2013 consisteva in circa 6 milioni di euro e nel 2018 in circa 7 milioni di euro.

Nel 2019 il programma di Governo ha posto al centro della propria azione le politiche in favore dei giovani, partendo dalla convinzione che limitate opportunità per i giovani si traducano in minori possibilità di crescita e di mobilità sociale per l’intero Paese. I pilastri della nuova strategia del Governo sono rappresentate dall’inclusione sociale giovanile e da misure volte ad assicurare l’effettività della partecipazione dei giovani ai processi decisionali ed alle istituzioni democratiche, anche mediante le nuove tecnologie, e l’incremento dell’occupazione giovanile, con il recupero dei NEET.

Pertanto a fronte di un trend decrescente delle risorse finanziarie che ha caratterizzato il Fondo per le politiche giovanili in questi ultimi anni, su iniziativa del Governo, con la legge di bilancio 2019, lo stanziamento del Fondo è stato incrementato di 30 milioni di euro annui, a decorrere dall’anno 2019.

Ciò significa che quest’anno, considerate anche ulteriori risorse già disponibili sul capitolo, si potrà contare su un totale di circa 40 milioni di euro, corrispondente a quanto è stato disponibile nel complesso dei precedenti 6 anni.

 

Il Dipartimento, in attuazione dei decreti di riparto, ha realizzato, negli anni scorsi, sia un’attività diretta, attraverso la pubblicazione di avvisi pubblici per la presentazione di progetti destinati ai giovani, sia un’attività di confronto con i vari soggetti e stakeholders delle politiche giovanili per concordare iniziative comuni, oggetto di convenzioni e accordi conclusi con le Regioni, l’ANCI e altri attori istituzionali, tra cui l’Agenzia Nazionale per i Giovani (ANG) e il Forum Nazionale per i Giovani, o di compartecipazioni rispetto a progetti proposti da soggetti diversi.

Il 13 febbraio 2019 la Conferenza Unificata - sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali - ha sancito, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, l’intesa sulla ripartizione per l’anno 2019 del Fondo nazionale per le politiche giovanili  che prevede l’attribuzione del 49% delle risorse allo Stato, per interventi di rilevanza nazionale, e del restante 51% alle Regioni, alle Province Autonome e al sistema delle Autonomie locali. In particolare il 51% è così distribuito: il 26% è attribuito alle Regioni e alle Province Autonome , il 22% ad ANCI, relativamente a comuni e città metropolitane, e il 3%, ad UPI, relativamente alle province.

Le modalità di programmazione, realizzazione e monitoraggio delle iniziative in favore del sistema delle Autonomie locali sono oggetto di specifici Accordi per l’anno 2019, da stipularsi tra il Dipartimento e l’ANCI, relativamente a comuni e città metropolitane, e tra il Dipartimento e l’UPI, relativamente alle province, successivamente alla registrazione del decreto recante “Riparto delle risorse finanziarie del Fondo nazionale per le politiche giovanili per l’anno 2019”.

Per quanto riguarda le risorse attribuite allo Stato, il Governo procederà a finalizzarne l’impiego indicandone la specifica destinazione. L’intenzione è quella di attuare una misura speciale per i giovani, coerente con gli obiettivi del Dialogo strutturato europeo.

Alle attività finanziate con il Fondo per le Politiche giovanili , si aggiunge il Piano di Azione e Coesione (PAC), lo strumento di riprogrammazione della spesa, avviato nel 2011 dal Governo e costantemente aggiornato, con l'impegno a spendere meglio e più rapidamente i fondi comunitari, co-finanziati con fondi nazionali e destinati all'Italia del Sud (Regioni Obiettivo Convergenza). In linea con le politiche di welfare e con l’azione di coesione ed inclusione sociale promossa dall'Unione Europea, il sistema non profit, rappresentato da associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, enti senza scopo di lucro, è da considerare un efficace mezzo per raggiungere l’obiettivo finalizzato a tradurre i bisogni sociali in proposte concrete, potenzialmente sostenibili.

Al Piano di Azione e Coesione il Dipartimento ha dato attuazione nel 2013 attraverso la pubblicazione di  due avvisi pubblici "Giovani per il sociale" e "Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici" che sono stati successivamente riproposti – con integrazioni di alcuni obiettivi – nel 2017 e prevedono la promozione, il sostegno ed il finanziamento di iniziative promosse ed attuate da enti ed organizzazioni del Terzo Settore.

Il Dipartimento rappresenta, inoltre, il punto di riferimento istituzionale in Europa per i programmi che riguardano i giovani e pertanto svolge un’intensa attività internazionale che si articola nei costanti rapporti con l’Unione e nell’impegno sul Dialogo strutturato, ma si sviluppa anche su progetti specifici, come Erasmus+ e l’European Solidarity Corps (ESC).

 

[1] Dall’art. 19, comma 2, del decreto legge n. 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248/2006.

[2] A tale somma si aggiungono circa 2,5 milioni di euro derivanti da riassegnazioni amministrative.